Piazza Vigliena o i Quattro Canti
Piazza Vigliena o Quattro Canti, chiamata dell’ottagono o anche del sole perché costruita per essere esposta al sole dall’alba al tramonto, fu edificata nel periodo spagnolo tra il 1608 e il 1620, ed è il punto di incontro dei quattro mandamenti della città di Palermo. Fu costruita, così come la maggioranza delle opere del tempo, per esprimere quell’esigenza di innovazione diffusa in tutta l’Europa. Lavorarono alla sua realizzazione: Giacomo Cerasolo, l’architetto Giulio Lasso, il palermitano Mariano Smeriglio e lo scultore Nunzio La Mattina. In ogni canto è presente una superficie concava eretta in tre ordini. Dall'alto, sul terzo ordine, dominano le immagini delle sante palermitane, protettrici e simbolo dei quattro quartieri: S. Cristina (l’Albergheria), S. Agata (La Loggia), S. Ninfa (il Capo), S. Oliva (la Kalsa). Nelle nicchie del secondo ordine vi sono i sovrani Carlo V, Filippo II, Filippo III e Filippo IV ed, infine, nel primo ordine fontane e simboli della natura (primavera, estate, autunno e inverno con festoni di frutta). Nel 2001 si sono conclusi i lavori di restauro.
La Piazza e la Fontana Pretoria
La Piazza Pretoria è classificabile tra le piazze barocche per la fontana in essa presente, che ne rappresenta l’elemento costitutivo. La Fontana è una complessa struttura animata, opera manieristica del fiorentino Francesco Camilliani (1554 –1555). Commissionata dal Viceré di Napoli, Don Pietro da Toledo, per una villa fiorentina, fu in seguito acquistata dal senato Palermitano e collocata nella piazza da Camillo Camilliani, figlio dello scultore che la realizzò. Piazza Pretoria è chiamata anche Piazza della Vergogna per la nudità delle statue bianche che raffigurano delle divinità pagane. Di recente la Piazza, che ispirò i versi in latino e in volgare del poeta Antonio Veneziano, è stata sottoposta ad un importante restauro.
La Chiesa di San Giuseppe dei Teatini
La Chiesa di San Giuseppe dei Teatini fu costruita nel 1612 dall'Ordine dei Teatini su disegno di Giacomo Besio. La facciata principale, sul Corso Vittorio Emanuele a ridosso della piazza Vigliena, rispetta i canoni tipici dell'architettura barocca. Al suo interno: altissime colonne marmoree che la dividono in tre navate, un crocifisso ligneo di fra' Umile da Petralia, opere del Marabitti e di Pietro Novelli ma anche affreschi del Borremans.
La Chiesa del Santissimo Salvatore
Questa Chiesa, in Corso Vittorio Emanuele, fu edificata tra il ‘600 e il ‘700 al posto di una preesistente chiesa normanna. È ancora oggi adibita ad auditorium. L’impianto planimetrico è costituito da un ettagono irregolare circoscritto da un ellisse in cui sono presenti cappelle quadrate e altari incassati.
Originariamente sorse come luogo di culto del monastero delle suore basiliane voluto da Roberto il Guiscardo nel 1072. L’istituzione religiosa fu successivamente protetta e beneficata dai re Ruggero e Martino, ma la celebrità di questo luogo deriva da una leggenda secondo la quale la regina Costanza d'Altavilla, futura madre dell'imperatore Federico II, sarebbe stata badessa del convento. Una tenace tradizione legava a questo monastero anche Santa Rosalia, amata patrona di Palermo.
L’aspetto attuale della costruzione, però, si discosta notevolmente da quello normanno, poiché le forme, già rimaneggiate nel Cinquecento, diventarono pienamente barocche con l’affidamento dell’incarico all’architetto Paolo Amato (1682-1704), il quale adottò il modello di una pianta centrale dodecagonale con cupola ellittica.
Ma ciò che colpisce maggiormente l’immaginazione è il fastoso interno, interamente decorato da marmi policromi ed affreschi. A proposito di questi ultimi le fonti attribuiscono quelli del cupolino che chiude il cappellone maggiore a Filippo Tancredi (1705) e quelli che decorano il vestibolo d’ingresso e la volta (1765) al grande artista palermitano Vito D'Anna. Il Di Giovanni (in Le opere d’arte nelle chiese di Palermo, Ms. del XIX secolo) scrive che la chiesa del SS. Salvatore “è di figura ellittica, coperta da una grandissima cupola la di cui pittura che rappresenta il Paradiso è opera magnifica del palermitano Cav. Vito D'Anna fatta nel 1765 ultimo anno di sua vita”.
La Chiesa di Santa Maria della Pietà
La Chiesa di Santa Maria della Pietà, costruita tra il 1668 ed il 1684, è ispirata ai modelli del primo barocco romano.
L’Oratorio Di Santa Cita o Zita
L’Oratorio di Santa Cita, costruito nel ‘600, sorge a fianco della omonima chiesa. Vi si accede attraverso un loggiato tardo cinquecentesco. Vi si conserva una tela di Carlo Maratta, "Madonna col Rosario" e finissimi stucchi del Serpotta (1686-1718). Nell’ingresso, da osservare la Battaglia di Lepanto allegorica rappresentazione della vittoria cristiana sugli arabi.
La Chiesa e l’Oratorio di Sant'Ignazio all'Olivella
La Chiesa, edificata tra il XV e il XVII sec. dall’ordine dei Filippini, presenta una facciata barocca stretta tra due torri campanare. Vi sono al suo interno dipinti di Pietro Novelli, Filippo Paladino e statue di Ignazio Marabitti. L’Oratorio di Santo Ignazio all’Olivella, edificato nel 1779 dall’architetto Venanzio Marvuglia, presenta invece uno stile neoclassico della tarda architettura barocca. La Chiesa e l’Oratorio fanno parte del complesso monumentale in cui ha sede il Museo Archeologico Antonio Salinas.
La Chiesa e il Chiostro di San Domenico
La Chiesa di San Domenico, importante monumento barocco di Palermo, fu edificata nel 1640 su progetto di Andrea Cirrincione su una precedente chiesa trecentesca e indica la cresciuta autorità dell'ordine domenicano. La facciata, del 1726, progettata dall'architetto Amico, si inserisce perfettamente nella struttura della piazza omonima. Tutte le statue della facciata furono scolpite dal Serpotta su disegno dello stesso Amico. All’interno opere di grande pregio. Nell’antico chiostro di San Domenico di origine gotica – normanna, è attualmente allestito il Museo del Risorgimento, fondato nel dicembre 1918, in cui si conservano quadri ed altri oggetti del periodo Garibaldino. La planimetria del chiostro è stata modificata per la costruzione della Chiesa di san Domenico: è stata demolita la corsia meridionale mentre la corsia sud è stata ricostruita in accordo con lo stile barocco della Chiesa.
Casa Professa o Chiesa del Gesù
La Chiesa del Gesù o Casa Professa, iniziata nel 1564 e completata dai Gesuiti nel 1630, è stata restaurata dopo i bombardamenti dell’ultima guerra mantenendo quasi intatta la conformazione originaria e la pregevole decorazione interna con marmi e pitture e sculture del '600 e del '700. Nella volta sono presenti vivaci affreschi. I gesuiti per generazioni hanno lavorato alla realizzazione della decorazione della chiesa.
Oratorio Del Rosario di San Domenico
Piccola cappella del 1578, decorata con stucchi del Giacomo Serpotta (1710 –1717), dipinti del Novelli e una tela di Antoine Van Dyck dal titolo "Madonna del Rosario".
La Chiesa di Santa Caterina
La Chiesa di Santa Caterina, costruita tra il 1580 e il 1596, è un tipico esempio di barocco siciliano con influssi del manierismo romano. All’interno della Chiesa, un’ampia decorazione di marmi policromi, statue ed affreschi, realizzati nel XVIII secolo, che occupano le volte. Tra questi la “Gloria di Santa Caterina” di Filippo Randazzo e il “Trionfo dei Santi domenicani” di Vito d’Anna. Nelle cappelle invece pitture seicentesche.
Chiesa di S. Teresa alla Kalsa
Esempio del barocco palermitano del Seicento, la Chiesa di Santa Teresa alla Kalsa, fu progettata da Giacomo Amato (1685) ed ultimata nel 1706. Al suo interno opere di grande spessore artistico: la Maternità della Madonna dietro l'altare maggiore ed anche le opere raffiguranti Santa Teresa e Sant'Anna attribuite al Serpotta. Le pareti della volta sono arricchite da stucchi di Sebastiano Conca e di Giuseppe e Procopio Serpotta.
Oratorio Di San Lorenzo
L’Oratorio di San Lorenzo fu costruito su disegno dell'architetto Giacomo Amato. Al suo interno quadri sulla vita di San Francesco e di San Lorenzo e sculture e stucchi del Serpotta.
Fontana del Garraffo
La Fontana del Garaffo, opera barocca del 1698 di Gioacchino Vitaliano eseguita su progetto dell’architetto Paolo Amato, dal 1862 è nella Piazza Marina di fronte al Palazzo delle Finanze. Presenta, in alto, una statua dell’Abbondanza.
La Chiesa di San Matteo del Carmine
Situata in Corso Vittorio Emanuele, o Cassaro, la Chiesa di San Matteo del Carmine è rappresentativa del primo barocco palermitano. Fu costruita nel 1662 sul sito di una precedente chiesa fondata dai Carmelitani nel 1599. All’interno vi sono due grandi altari del transetto decorati da Giuseppe e Giacomo Serpotta ed affreschi di Vito d’Anna.
Palazzo Branciforti di Butera
Il Palazzo Butera, con la sua facciata barocca ed i settecenteschi affreschi del Martorana, è accessibile tramite una scalinata in pietra a sinistra di Porta Felice.
Palazzo dei Principi di Mirto
Dimora nobiliare seicentesca e barocca del casato dei Filangeri, antica famiglia che vanta origini leggendarie, conserva all’interno splendidi arredi, pitture, porcellane ed arazzi ricamati dell'800. Oggi, l'edificio, sede di un museo, è il risultato di numerose trasformazioni. È possibile effettuare una visita del primo piano del palazzo in ambienti sontuosamente arredati.
Palazzo Valguarnera - Gangi
Il Palazzo Valguarnera Ganci sorge nella Piazza Croce dei Vespri. Costruito nel XVIII secolo, presenta un prospetto posteriore rifatto da Ernesto Basile nel 1922. Questo palazzo è famoso per aver ospitato la celebre scena del ballo del “Gattopardo” di Luchino Visconti. In particolare, al suo interno, il salone da ballo rappresenta un esempio del Rococò siciliano.
Le Ville Barocche di Bagheria
Bagheria è famosa per le lussuose ville nobiliari del Settecento siciliano il cui stile può essere assimilato a quello barocco. Tra queste, Villa Gravina di Palagonia, visitata nel Settecento dal Goethe. Fu costruita per volere del Principe Ferdinando Francesco Gravina nel 1715 e successivamente arricchita, per volere di un nipote del principe, con statue in pietra dalle fattezze di mostri. La sua architettura è l’unione di più stili: il tardo rinascimento, il barocco, il rococò e il neoclassicismo. Da vedere il famoso salone decorato da marmi e specchi: alle pareti si alternano marmi veri a carta dipinta sotto vetro, indistinguibile dallo stesso marmo. Altre ville da visitare: Villa Trabia, in origine denominata Villa Gravina di Comitini, costruita anch’essa nel settecento, ha un bel parco e, all’interno della vasca, posta di fronte alla facciata, una statua del Marabitti; Villa Cattolica sede attuale della Galleria d’arte contemporanea dedicata a Renato Guttuso. La villa, che sorge a Bagheria bassa, è dominata da una scalinata centrale esterna. Infine Villa Cutò e Villa Butera. Villa Cutò, progettata dall’architetto Mariani, presenta una loggia a cinque archi e uno scalone a doppia rampa e all’interno un ciclo pittorico del Borremans, recentemente restaurato. Villa Branciforti di Butera, costruita nel 1658, fu la prima villa della fertile campagna bagherese. Per Giuseppe Branciforti rappresentò il luogo del ritiro dalle ambizioni politiche e di potere. All’esterno, la facciata ha una scala a due rampe e presenta un aspetto fortificato.