
“U mari nun si spirtusa”. Le trivelle a mare? Ma può essere mai che fanno un buco nell’acqua?. Una grave minaccia incombe sul mare del Canale di Sicilia: la corsa al petrolio, dobbiamo fermarli subito. Chiediamo agli amministratori locali, ai siciliani e a tutti i cittadini del mare di firmare l’appello contro le trivellazioni. Il video appello contro le trivelle nel Canale di Sicilia di Ficarra e Picone.
Meglio l'oro blu che l'oro nero
Una grave minaccia incombe sul mare del Canale di Sicilia: la corsa al petrolio. L'estrazione dell'oro nero portera' profitti solo alle compagnie petrolifere mentre rappresenta un rischio inaccettabile per l'ambiente, l'economia e il benessere delle comunità costiere.
Dobbiamo fermarli subito! Chiediamo agli amministratori locali, ai siciliani e a tutti i cittadini del mare di firmare l'appello contro le trivellazioni nel Canale di Sicilia, una delle zone più ricche di biodiversità del Mediterraneo.
Il Canale di Sicilia è uno dei punti di maggior diversità biologica del Mediterraneo e ospita risorse ittiche di interesse commerciale notevolissimo. Proprio per questo la Convenzione di Barcellona, un Accordo Internazionale che dovrebbe tutelare il Mediterraneo e a cui aderiscono tutti gli Stati dell’area compresa l’Italia, ha riconosciuto il Canale come un’area prioritaria da tutelare per garantire un futuro all’ecosistema marino.
Ad oggi però il tratto di mare e le coste che vi si affacciano non sono adeguatamente protette: alle numerose minacce come il traffico marittimo, la pesca eccessiva e la pressione antropica sulle coste, si aggiunge il rischio delle trivellazioni. Negli ultimi anni compagnie grandi e piccole hanno moltiplicato le richieste per le esplorazioni off-shore al largo delle coste meridionali della Sicilia.
I permessi di ricerca già concessi nell’area del Canale sono 11, mentre le nuove richieste per ricerca di idrocarburi in via di valutazione 18, di cui l’ultima avanzata solo otto mesi fa. I permessi per l’estrazione di idrocarburi (il termine tecnico è “coltivazione”) già concessi sono tre, per un totale di quattro piattaforme attive al largo delle coste siciliane, e tre sono le concessioni di coltivazione in via di valutazione. Le aree di maggior interesse per le compagnie petrolifere al momento sono quelle al largo delle isole Egadi, nella parte nord del Canale, dove si sono già fatte ricerche per il petrolio, e dove si vorrebbero continuare le esplorazioni: ben cinque sono le istanze per fare ricerca nell’area, di cui una già in fase di Valutazione dell’Impatto Ambientale (VIA) al largo della costa tra Marsala e Mazara del Vallo, vicino al banco Avventura.
Un’altra area a rischio è quella a sud della costa tra Sciacca e Gela dove, oltre a due permessi di ricerca già concessi, ci sono cinque nuove richieste di esplorazione e due richieste di coltivazione. Le compagnie petrolifere sembrano poi particolarmente interessate all’area del Canale di Malta (tra Malta e la Sicilia) dove, per uno dei due permessi di ricerca già attivi, la compagnia titolare ha richiesto di perforare un pozzo esplorativo, un nuovo permesso di ricerca è in procinto di essere autorizzato e altri due sono stati richiesti proprio sotto Pozzallo, vicino alla concessione dove è già presente una piattaforma petrolifera attiva.
A farla da padroni nella corsa all’oro nero sono compagnie straniere ben conosciute come la Shell, principale operatore dei permessi di ricerca a nord del Canale per una superficie di oltre 4200 km2, e la Northern Petroleum, che possiede ben sette istanze di ricerca e ne ha presentate altre 9. A seguire compagnie come ENI e EDISON, Transunion Petroleum e Audax Energy.
Firma l'appello contro le trivelle: "U mari nun si spirtusa" e DICCILLU 'O SINNACU






Sono un tecnico della prevenzione. Non mi ritengo “ecologista”, ma amante della natura.
Queste trivellazioni non s’hanno da fare!