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Fulmini e Polpette. Le buone pratiche per una dieta amica del clima.
Cambiare gli stili alimentari, badare al modo in cui sono stati prodotti i cibi che acquistiamo e preferirne alcuni rispetto ad altri, orientandosi verso stili di vita più sostenibili, fa sì che la produzione di cibo sia da un lato meno impattante sul clima e dell’altro meno vulnerabile ai suoi cambiamenti.
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Buono Pulito e Giusto
. L’obiettivo principale é diffondere la cultura alimentare, sviluppare l’educazione sensoriale e del gusto, tutelare la biodiversità e le produzioni di piccola scala, promuovere la qualità nelle sue componenti organolettiche, ambientali e sociali. Slow Food lavora perché tutti possano permettersi un cibo buono, pulito e giusto.
Conosci il Tuo Cibo
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Slow Food Day 2012 “la rivoluzione con il cibo”
. Mangiare meglio per il bene nostro e del pianeta nel segno di cibo e clima. Il cibo è al centro delle azioni da intraprendere per un futuro migliore: accanto alla tutela della biodiversità, al mantenimento degli ecosistemi e alla lotta ai cambiamenti climatici.
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Slow Sea Land, Mazara del Vallo 8 9 e 10 giugno 2012
. Idee, Voci, Prodotti della pesca del Mediterraneo. L’evento, arricchito da Slow Food, è una vetrina espositiva per le produzioni di qualità tesa alla promozione di prodotti agroalimentari quali olio, vino, cereali, ortofrutta, agrumi etc., ma soprattutto è orientata alla valorizzazione del pescato di Sicilia e del Mediterraneo.
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Provola delle Madonie Presidio Slow Food in Sicilia
. Un po’ più schiacciata e panciuta della cugina, la non molto lontana Provola dei Nebrodi, si produce all’interno di una delle aree più ricche di biodiversità d’Italia: le Madonie. Una terra montuosa a ridosso del mare: dalle sue alture lo sguardo spazia fino all’Etna, alla catena dei Nebrodi e alle isole Eolie. Tipico formaggio vaccino a pasta filata, ha la forma di un fiasco panciuto e la crosta liscia e sottile di color giallo paglierino.
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Maiorchino Presidio Slow Food in Sicilia
. Pare che il Maiorchino abbia fatto la sua comparsa intorno al Seicento. Ancora oggi, a Carnevale, con le forme stagionate, nei comuni di Basicò e Novara di Sicilia (in provincia di Messina), si effettua la tradizionale ruzzola: i pastori gareggiano facendole rotolare lungo il pendio della via principale del paese.
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Susine Bianche di Monreale Presidio Slow Food in Sicilia
. Il susino, insieme agli agrumi – arance e mandarini in particolare – è una delle coltivazioni tradizionali della Conca d’oro insieme a gelsi, nespoli, fichi: un tempo nei giardini intorno a Palermo se ne contavano più di 10 varietà e un testo descrittivo del Seicento di Francisco Cupani (Hortus Catholicus, 1696) si trovano riferimenti precisi alla “bruna di cori janchi e niure”.
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Pane Nero di Castelvetrano Presidio Slow Food in Sicilia
. La forma è quella di una pagnotta rotonda, che in siciliano si chiama vastedda, la crosta è dura e color caffè (cosparsa di semi di sesamo), la pasta è morbida e giallo grano. Celebre in tutta la Sicilia, il pane di Castelvetrano è diventato negli anni sempre più raro e ha rischiato addirittura di scomparire per la sua particolarità di essere cotto esclusivamente nei forni a legna e di essere prodotto con grani siciliani macinato a pietra.
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Oliva Minuta Presidio Slow Food in Sicilia
. Il massiccio dei Nebrodi è il grande cuore verde della Sicilia: oltre 50 mila ettari di boschi localizzati nella parte nord orientale della Sicilia, che dividono la costa ionica da quella tirrenica. Nelle vallate percorse da fiumare si coltivano agrumi e, fino a circa 800 metri di altitudine, ulivi alternati a noccioli e castagni. In particolare, la fiumara di Sinagra e del Naso, i Comuni della valle del Fitalia e alcune aree vicine di Castell’Umberto e Sinagra.
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Melone Purceddu d’Alcamo Presidio Slow Food in Sicilia
. I meloni sono uno dei prodotti più importanti e antichi dell’agricoltura trapanese. Seminati tra marzo e aprile, si raccolgono a partire dal mese di giugno e la loro caratteristica più importante è la serbevolezza. Ottimi fino a Natale e oltre.
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Manna delle Madonie Presidio Food in Sicilia
. Erano migliaia gli ettari di frassineti coltivati in tutta la Sicilia nord occidentale. Un patrimonio forestale ridotto oggi a 250 ettari nei paesi di Pollina e Castelbuono, in provincia di Palermo. Si tratta di terreni marginali e scoscesi che non si sono mai prestati a colture meccanizzate e redditizie. E soltanto il 20-30% dei frassini è ancora produttivo.
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Mandorle di Noto Presidio Slow Food in Sicilia
. Nei mandorleti di Noto si lavora alla fine di settembre per potare gli alberi, a dicembre per innestare le piante selvatiche; tre o quattro volte l’anno si ara il terreno e una volta bisogna concimare con il letame delle vacche. Tra luglio e agosto le “ciurme” battono i rami con canne lunghissime e raccolgono le mandorle in grandi teloni distesi a terra per poi insaccarle e smallarle (la smallatrice è una macchina molto semplice: ha un grande imbuto e un rullo che gira, rompe il mallo e lo separa dalle mandorle).
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Limone Interdonato Presidio Slow Food in Sicilia
. La storia del limone Interdonato incominciò quando, per il colonnello garibaldino Giovanni Interdonato, tutto sembrava finito. Dopo aver sofferto la persecuzione politica per le sue idee liberali, aver combattuto nei moti siciliani con i patrioti di Garibaldi e aver governato nel nome dei Savoia su buona parte del messinese, Interdonato si ritirò a vita privata nella sua villa di Fiumedinisi, per terminare i suoi giorni come tanti nobili del tempo.
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Lenticchia di Ustica Presidio Slow Food in Sicilia
. Su una piccola isola siciliana crescono le lenticchie più piccole d’Italia. Sono coltivate da sempre sui terreni lavici e fertili di Ustica e da sempre la tecnica è completamente manuale. Si seminano a gennaio e si raccolgono nella prima metà di giugno. Non si utilizzano concimi, né erbicidi di sorta: le erbette infestanti si tolgono con una zappetta.
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Fagiolo Badda di Polizzi Presidio Slow Food in Sicilia
. Da due secoli negli orti di Polizzi Generosa, nel Parco Naturale delle Madonie, si coltiva un fagiolo bicolore: medio piccolo e tondeggiante, chiamato affettuosamente badda, cioè palla, in dialetto. È un fagiolo screziato, pressoché sconosciuto fuori dalle Madonie, dalla colorazione unica: è infatti bicolore e, di volta in volta, può essere avorio con macchie rosate e aranciate, oppure avorio con macchie viola scuro, quasi nere.
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Cipolla di Giarratana Presidio Slow Food in Sicilia
. Da sempre il comune di Giarratana, negli Iblei, è noto per la produzione di cipolle straordinariamente dolci e dalle dimensioni molto grandi. Bulbi dalla forma un poco schiacciata, con tunica di colore bianco brunastro, polpa bianca, sapida, mai pungente, che pesano normalmente circa 500 grammi, ma che possono anche superare i due chilogrammi.
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Cappero di Salina Presidio Slow Food in Sicilia
. Arbusto perenne di probabile origine tropicale, il cappero è diffuso nell’area mediterranea da tempo immemorabile, in particolare l’isola di Salina, a nord delle coste siciliane, si è affermata come centro della produzione italiana di qualità.
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Asino Ragusano Presidio Slow Food in Sicilia
. L’asino Ragusano ha un mantello baio scuro con ventre “di biscia o di cervo”, muso grigio a peli rasati, criniera e coda nere, testa non pesante, profilo quasi rettilineo, fronte larga e piatta, occhi grandi cerchiati di pelo bianco, orecchie ben portate, dritte e di media lunghezza, groppa larga e arti robusti.
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Ape Nera Sicula Presidio Slow Food in Sicilia
. Non è vero che tutte le api sono gialle e nere. La livrea che normalmente associamo all’ape è in realtà tipica della ape ligustica, l’ape più diffusa in Italia, tanto da essere definita anche ape italiana. Apis mellifera siciliana ha l’adome scurissimo e una peluria giallastra e le ali sono più piccole, ha popolato per millenni la Sicilia.
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Aglio Rosso di Nùbia Presidio Slow Food in Sicilia
. Il sapore dell’aglio Rosso di Nùbia è particolarmente intenso, nella cucina trapanese è ingrediente cardine di alcune delle preparazioni tipiche e tradizionali.
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Vastedda del Belìce Presidio Slow Food in Sicilia
. La Vastedda è l’unico formaggio di pecora a pasta filata. Lo producevano storicamente gli abili casari della Valle del Belìce nel periodo estivo, tentando di recuperare i pecorini che presentavano dei difetti. Il nome deriva infatti dal dialetto “vasta” cioè guasta, andata a male. L’idea straordinariamente originale è stata quella di rilavorare i pecorini mal riusciti facendoli filare ad alta temperatura e producendo questo formaggio a forma ovoidale da consumare fresco, entro due o tre giorni.
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Sale marino Integrale Artigianale di Trapani Presidio Slow Food in Sicilia
. Il sale marino artigianale si ottiene semplicemente lasciando evaporare l’acqua marina all’interno di grandi vasche sistemate sulla costa: le saline, appunto. Gli elementi essenziali per la nascita del sale, quindi, sono tre: l’acqua del mare, il sole e il vento. Di fronte alla costa trapanese (fra Trapani, Paceco e Marsala) in un suggestivo scenario di acqua, mulini a vento e piramidi bianche che diventano rosa al calare del sole, esiste un’importante realtà produttiva, e non soltanto industriale.
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Suino Nero dei Nebrodi Presidio Slow Food in Sicilia
. Spesso i boschi dei Nebrodi (50 mila ettari di faggi e querce in gran parte all’interno di un parco naturale) sono cintati da reti altissime, e basta accostarle quando un piccolo branco di suini grufola nelle vicinanze, per comprenderne la ragione. Infatti questi animali – molto più simili a cinghiali selvaggi sia nelle fattezze sia nelle abitudini – non hanno nulla di mansueto e di domestico.
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Ragusano Presidio Slow Food in Sicilia
. Si potrebbe definire il lingotto degli Iblei, per la forma parallelepipeda e la crosta intensamente dorata a stagionatura avanzata: il casaro deve avere una grande forza fisica e contemporaneamente un tocco da orafo per modellarlo. La fase finale della filatura – detta chiusura – deve trasformare la pasta in una sfera perfetta che non presenti alcuna spaccatura.
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Provola dei Nebrodi Presidio Slow Food in Sicilia
. È un tradizionale caciocavallo siciliano prodotto artigianalmente dai casari dei monti Nebrodi, che si tramandano la tecnica di caseificazione di padre in figlio. Le dimensioni variano a seconda dell’area di produzione, si va dal chilogrammo nei Nebrodi Nord Occidentali (area di Mistretta, Castel di Lucio, Caronia), al chilogrammo e mezzo, quasi due chili nei Nebrodi Centrali (area di Floresta, Ucrìa, Castell’Umberto) per arrivare ai cinque chili nei Nebrodi Orientali (Basicò, Montalbano Elicona).
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Pistacchio di Bronte Presidio Slow Food in Sicilia
. Questa varietà di pistacchio cresce sui terreni accidentati di Bronte e in nessun altra parte d’Europa. E solo qui ha un colore verde smeraldo così brillante e un profumo così intenso, resinoso, grasso. Avvitato su strade ripide tra l’Etna e i Nebrodi, Bronte vive di pistacchi: c’è chi li coltiva, chi li commercia, chi li trasforma in dolci, creme e salse.
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Masculina da Magghia Presidio Slow Food in Sicilia
. La cornice è quella del golfo di Catania: un arco che va da Capo Mulini a Capo Santa Croce, nel comune di Augusta. Una porzione di mare tutelata in parte dalla Riserva Naturale Marina delle Isole Ciclopi e solcata ogni giorno dalle piccole barche dei pescatori del golfo.
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Mandarino Tardivo di Ciaculli Presidio Slow Food in Sicilia
. Un tempo Palermo era il cuore della Conca d’Oro. La pianura che circonda la città fino alla metà del secolo scorso era un unico, grande giardino che accoglieva nel verde dei suoi agrumeti i viaggiatori che qui concludevano il Grand Tour: un luogo mitico, raccontato da poeti e scrittori, che andava da Villabate a Sferracavallo.
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Cuddrireddra di Delia Presidio Slow Food in Sicilia
. Il nome è quasi impronunciabile per chi non è siciliano. La lingua si arrotola nello sforzo di pronunciare le troppe erre e le troppe di, ma a Delia questa parola dal suono duro indica un dolce buonissimo: un biscotto a forma di bracciale il cui nome risale al greco kollura (cioè focaccia, pane biscottato di forma solitamente anulare).
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Capra Girgentana Presidio Slow Food in Sicilia
. Il suo nome deriva da Girgenti (oggi Agrigento) ed è assolutamente inconfondibile per le lunghissime corna a spirale (o a turacciolo). Il pelo e le corna ricordano soggetti asiatici ancora viventi allo stato selvatico e la sua origine, secondo alcuni, va ricercata fra le capre del Tibet (nella zona dell’Himalaya).